Anche quest’anno abbiamo deciso di dedicare la prima masterclass di out of fashion ai materiali, al loro ciclo di vita e impatto ambientale. Parleremo di fibre, cercando di decostruire i luoghi comuni sulle buone fibre “naturali” e sulle “cattive” fibre sintetiche; dei processi e delle fasi di lavorazione dei tessuti; delle strategie di riduzione e gestione dei rifiuti; dell’impatto ambientale.

Un’attenzione particolare verrà rivolta all’innovazione tessile, che gioca ormai un ruolo decisivo nel rendere più sostenibile l’industria della moda. Negli ultimi anni la ricerca ha infatti portato all’ideazione di nuovi tessuti, più ecologici e performanti, e al perfezionamento dei processi produttivi in modo da ridurre il consumo di acqua ed energia, l’impiego di sostanze tossiche e la produzione di rifiuti.

Ma quali sono le principali novità in questo campo?

Ne ha parlato recentemente in un’interessante intervista apparsa su Ethical Fashion Forum, Kate Goldsworthy lettore di “Circular Textile Design” presso l’Università delle Arti di Londra e capo-ricercatore del progetto TED presso il Textile Future Research Centre. Secondo la studiosa, ci sono almeno 5 tessuti di cui sentiremo ancora parlare, che si distinguono per innovazione e qualità.

  1. A.S.A.P Paper Cloth

Un progetto ideato dalla stessa Kate in collaborazione con Kay Politowicz e lo scienziato Hjalmar Granberg per il programma svedese Mistra Future Fashion. Asap è una collezione realizzata con un materiale non tessuto a base di cellulosa, concepito fin dalla progettazione per essere recuperato attraverso il riciclo industriale. Le varie miscele di fibre di legno e fibre PLA (acido polilattico, un poliestere ricavato da amido di mais, radici di tapioca o zucchero di canna) di cui è composto, infatti, alla fine del loro ciclo possono essere agevolmente separate e riciclate.

  1. Orange Fiber

 

Di questo progetto italiano, nato da un’idea di Adriana Santanocito, avevamo già parlato in passato. La start-up sviluppa tessuti e filati  a partire dalla cellulosa delle fibre che vengono scartate dalla pressatura e dalla lavorazione industriale delle arance. La fibra, attraverso tecniche di nanotecnologia, viene poi arricchita con olio essenziale di agrumi e trasformata in un tessuto vitaminico che nutre la pelle. Dopo i primi studi di fattibilità e i numerosi riconoscimenti, tra cui il Global Change Award, il progetto Orange Fiber è ora in fase operativa: sono stati prodotti i primi lotti di tessuto ed è previsto a breve l’ingresso sul mercato.

  1. Recover

Recover Upcycled Textile System crea nuova fibra di cotone dal riciclo di vestiti usati e scarti di taglio. I rifiuti tessili vengono raccolti in tutto il mondo per essere poi lavorati e convertiti in fibra di cotone rigenerata, disponibile in vari colori Pantone. L’aspetto interessante è che Recover utilizza una tecnologia praticamente a impatto zero. Non vi è alcun consumo d’acqua né vengono impiegati i pesticidi e i coloranti chimici normalmente sfruttati nella produzione di cotone convenzionale. Il 50% dell’energia necessaria per i processi di lavorazione, inoltre, viene generata da impianti fotovoltaici.

  1. Piñatex

Piñatex è un tessuto innovativo, 100% naturale e biodegradabile realizzato con gli scarti della lavorazione industriale dell’ananas, che ogni anno produce globalmente circa 40.000 tonnellate di rifiuti.  La produzione comincia nelle Filippine: qui i filamenti di fibra vengono estratti dalle foglie di ananas per mano delle comunità agricole locali, che ottengono in questo modo un flusso di entrate aggiuntivo. Queste fibre vengono poi sottoposte a un processo di lavorazione che da vita a un materiale simil-pelle molto versatile, adatto per il confezionamento di abiti, scarpe e accessori.

5. Myb Lace

Un esempio affascinante di come la tecnologia possa essere utilizzata per conservare e proteggere i processi artigianali tradizionali. Myb Lace è un’azienda tessile che produce pizzo nella zona di Nottingham. Per restare al passo con i tempi, ha deciso di modernizzare i telai tradizionali, sostituendo le classiche schede perforate con delle testine CAD controlled. In questo modo le loro macchine risalenti al XX secolo sono perfettamente in grado di rispondere alle esigenze produttive moderne.

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